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Coloro che si rifiutano sono
rimasti in pochi, sparpagliati e dispersi, partecipano sempre al
gioco e forse sono i migliori, ma non ci stanno alle regole
precostituite e al momento opportuno si alzano con un sorriso
ironico, e ringraziando, laconicamente se ne vanno.
Sono sempre presenti, sentinelle
nel loro specifico campo e presidiando dovrebbero fungere da
deterrente, da spaventapasseri: ma non solo i passeri anche i corvi
e gli avvoltoi fanno man bassa.
Sono orpelli inutili di cui se ne
può fare benissimo a meno, pur non di meno esistono ancora, ma con
il trascorrere degli anni sempre più spesso rischiano di perdere il
gusto a partecipare, perché è intollerabile per un rifiutante essere
scambiato per un rifiutato.
A questi personaggi campioni del
declinare è rimasto ben poco tra un rifiuto e un tentennamento, e
sono dispersi ai quattro venti e scoraggiati sono incapaci di capire
se sono stati loro ad escludersi o sono stati esclusi per
incapacità: comunque oggi rappresentano il fallimento di non aver
saputo esprimere il meglio di se stessi e con il loro rifiuto hanno
permesso a mediocri personaggi di imporre la loro presunzione.
Questo è quasi un manifesto di
coloro che si rifiutano, un appello alle sentinelle, agli
spaventapasseri di non smettere ad imporre il loro rifiuto, la loro
presenza, il loro denegare; di continuare a rifiutare, ma di non
astenersi ad imporre la presenza del loro rifiuto, ad insistere con
l’entusiasmo dell’inventiva, con la fantasia che ancora gli permette
di essere presenti con la semplicità delle cose che sanno ben fare e
che nessuno può impedire di fare: perché loro stessi hanno rifiutato
il benestare, e non hanno bisogno del consenso perché del consenso
hanno rifiutato le regole.
Le sentinelle non hanno bisogno di
niente perché niente sono e niente resteranno, perché niente possono
perdere e quindi tutto possono guadagnare.
Tano Giuffrida
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